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martedì 12 novembre 2019
Un fenomeno di costume

Alla fine dell’Ottocento il Toscano veniva venduto a 8 centesimi, in quel periodo circolavano delle monete da dieci centesimi chiamate Carlini, in onore di antiche monete raffiguranti Carlo III di Borbone.

 

Quando il 20 marzo del 1885 uscì a Bologna un nuovo giornale dal costo di due centesimi, si pensò di distribuirlo nelle tabaccherie per darlo come resto agli acquirenti dei sigari. Si trattava della nota testata giornalistica borghese “ il Resto del Carlino”.

  

Solo un episodio può comprendere quanto la storia del Toscano incroci spesso quella dell’Italia, dalla nascita della Nazione negli anni del Risorgimento all’attuale epoca repubblicana.

 

 

Inevitabili quindi i protagonisti comuni: da Garibaldi a Verdi, da Vittorio Emanuele III a molti politici dei nostri giorni. Il Toscano è stato compagno e fonte di ispirazione per poeti, letterati, musicisti, pittori e cineasti. Basti ricordare Eugenio Montale, Pietro Mascagni, Giovanni Fattori, Ettore Petrolini, Gianni Brera, Pietro Germi, Mario Soldati, che è il padre putativo del Toscano Garibaldi.

 

Il Toscano ha sempre conservato le sue robuste radici popolari (i primi fumatori furono i fiorentini d’Oltrarno) e la sua storia è fatta anche da figure comuni e affascinanti.

 

 

Tra queste la sigaraia, sposa ambita grazie alla paga fissa che la rendeva un buon partito, poi protagonista di anticipatrici battaglie sindacali e oggi depositaria di una sapienza artigianale che rende unico ogni Toscano.

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