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martedì 12 novembre 2019
Il rito della degustazione

Il Toscano, come ogni buon sigaro, non si fuma.

Si degusta.

E come un buon vino è il depositario di storie oggettive e memorie personali. Non ci sono quindi liturgie ufficiali e canoni depositati, ma solo piccoli segreti di conoscenza che emergono dalla natura stessa del prodotto e dalle esperienze di generazioni di fumatori. Intanto il Toscano, da vero prodotto naturale e artigianale, è sempre unico. E lo si capisce dal momento in cui lo si prende in mano per la rituale prova del corpo: facendolo rotolare leggermente sotto una leggera pressione di pollice e indice, si porta all’orecchio per sentire la sua “voce” , a conferma dell’elasticità e della consistenza della foglia. Intero o ammezzato? L’alternativa è fonte di un dibattito senza fine. Il taglio è un’abitudine diffusa almeno da un secolo ed è apprezzato da chi vuole subito sentire la potenza del sigaro. Fumarlo per intero, come fanno i butteri della Maremma, permette d’altro canto di gustare a pieno la ricchezza e l’evoluzione.

 

Tratto da "il Toscano" - Guida al sigaro italiano

 

In ogni caso è sempre preferibile accendere il Toscano con un fiammifero di legno, evitando cerini o accendini a benzina che potrebbero sporcare il gusto della prima tirata. Dopo seguono aspirazioni profonde e lente, affinché l’ossigeno attivi al meglio la combustione e il sigaro raggiunga gradualmente la temperatura ideale per gustare il sapore. L’altra questione che anima le conversazioni fra gli amanti del Toscano riguarda l’umidità: il Toscano va conservato in ambiente condizionato, come i sigari caraibici? La tradizione e le abitudini non lo prevedono. Ma un nuovo corso che tende a valorizzare gli aromi del Kentucky consiglia la conservazione “umida”. D’altro canto il Toscano nasce bagnato e poi viene fatto asciugare e maturare in ambienti dove l’umidità è di circa il 65% . In ogni caso i Toscani vanno protetti dalla luce.

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