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martedì 12 novembre 2019
Il mito e la storia del Toscano

Nel 1815  Ferdinando III, granduca di Toscana, fondò una manifattura tabacchi in cui venivano prodotti sigari fermentati, nell’agosto del 1815, il sigaro Toscano nacque per sbaglio. Data la stagione calda, i lavoratori della manifattura tabacchi non pensarono di coprire le foglie di tabacco, ma vennero sorpresi da un improvviso acquazzone che bagnò l’intero carico, causando un disastro. Il responsabile, in preda al panico, si precipitò dal direttore il quale gli disse di non buttare via niente, ma di mettere da parte le foglie bagnate e di farle asciugare, per poi riutilizzarle creando sigari più piccoli, vendendoli a meno.

 

Non si sarebbero mai immaginati che quella decisione avrebbe cambiato la storia del Sigaro Toscano, permettendo una doppia fermentazione, crearono la caratteristica che lo rende unico.

 

I nuovi sigari incontrarono ben presto il favore dei fumatori, varcando le frontiere del Granducato, tanto che, intorno alla metà dell'Ottocento a Napoli se ne produceva uno simile che era chiamato "Fermentato Forte", o " Napoletano", come venne denominato in seguito.

 

 

foglia di tabacco kentucky


Un prodotto che vive grazie a una ricetta immutata nel tempo: tabacco kentucky, acqua, fermentazione e stagionatura. Una pianta dal nome americano, ma dal cuore italiano, l’unica varietà che dà vita al sigaro Toscano. Originario dello stato omonimo degli Stati Uniti, dove cominciò ad essere piantato nel 1700, il tabacco kentucky giunge in Italia nei primi anni dell’800 e trova nelle nostre terre condizioni ideali per crescere.

 

Il famoso compositore del XIX sec., Giacomo Puccini, nato a Lucca, non è mai stato ritratto senza il suo fedele Toscanello, di cui non poteva fare assolutamente a meno.

 

Mario Soldati è stato l’Omero del Toscano, il cantore per eccellenza del kentucky macerato.

Il primo glielo offrì un parroco gesuita sulle Prealpi Biellesi quando aveva 18 anni, l’ultimo l’ha fumato a 92 anni poco prima di morire. Lo amava a tal punto che poteva permettersi di scriverlo con la minuscola, benché lo considerasse «l’unica eredità positiva del nostro Risorgimento».

Diceva che il fumo di quel sigaro è «incenso laico» e reclamò per quelle foglie arrotolate – «una delle poche cose genuine che ci restano» – la denominazione di origine controllata, «come per il Barolo».

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